Skyline

Skyline non ha un inizio coinvolgente. Un flashback ci introduce i due protagonisti della storia, una coppia, dopo che li abbiamo già conosciuti alle prese con le strane luci che poi si riveleranno come una minaccia.

Flashback inutile, che non dà alcun valore aggiunto al film. Inutile e anche noioso, tanto che volevo abbandonare la visione del film dopo questi primi minuti.

La storia poi si fa più movimentata e l’interesse aumenta, più che interesse parlerei però di attenzione. Scene di azione, pericoli, effetti speciali non da oscar ma neanche così scadenti da risultare amatoriali.

Quello che colpisce di Skyline, alla fine del film, è che nulla ha aggiunto alla fantascienza cinematografica. L’intero film si regge su due film precedenti, La guerra dei mondi e il capolavoro District 9.

Gli alieni che invadono la terra e che cercano gli umani con tanta determinazione sono gli stessi che si intrufolavano nelle case nel film La guerra dei mondi. Simili, troppo simili per non cadere nel plagio.

E che dire della trasformazione finale dell’uomo che, nel cuore dell’astronave nemica, si batte per salvare la sua donna? Simile, troppo simile alla stessa trasformazione subita dal giornalista di District 9, che non si batte, ma crea oggetti di bigiotteria per la sua amata.

Skyline ha ricevuto critiche pesanti e negative. È un film che, se non visto, non fa perdere nulla nel panorama della fantascienza in celluloide. Non ci sono idee innovative, ma soltanto spunti, e pesanti anche, presi da pellicole precedenti.

Interpretato, inoltre, da attori poco conosciuti e non certo in primo piano. Forse l’unica cosa positiva che si salva di Skyline è proprio il titolo, poetico e quasi evocativo. Skyline è la linea dell’orizzonte, che i superstiti dell’invasione aliena guardano dalla finestra.

Una sorta di finestra sul cortile di impostazione hitchcockiana, ma meno d’effetto. È dalla finestra che si scopre la minaccia, dalla finestra si spia con un potente cannocchiale i movimenti degli alieni.

Un film, quindi, sviluppato prendendo un po’ qui e un po’ là da altri, ben riusciti, film. Un mix di scene già viste e sperimentate che, se da una parte funzionano – nelle pellicole originali – qui stonano perché fuori luogo.

Riguardo a Ludus

Daniele Imperi si occupa di sviluppo di siti web e di scrittura per il web da oltre dieci anni. Gestisce una serie di blog personali sulla scrittura e la letteratura, scrivendo articoli, saggi e recensioni.

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