Le migliori serie TV giapponesi

Ho una passione sfrenata per le serie giapponesi, faccio fatica a guardare quelle italiane e questo per due ragioni, nessuna delle quali è l’esterofilia: non ho un televisore, vado moltissimo al cinema ed accedo per lavoro a una biblioteca sterminata di film (in modo legale), la mia conoscenza della TV si limita a quello che riesco a vedere sul web; non usando quindi rai e mediaset mi viene naturale cercare su internet qualcosa di interessante e non “subire” quello che mi viene proposto, quello che altri hanno scelto per me. La seconda ragione è che dopo quasi quarant’anni passati a guardare la TV italiana mi sono un po’ stufato. Mi piacciono alcune delle serie americane ma tendono essere piuttosto ripetitive. Carino CSI ma che dire di tutti i suoi cloni? Las Vegas, Miami, la marina… Vogliamo parlare di quelle legati a tribunali avvocati e affini? Interessanti e divertenti ma non vi sembra che si assomiglino parecchio? E i medici? E.R. ha fatto scuola, bellissima serie. Ricordo che la guardavo durante il servizio militare ma, anche in questo caso, quanti cloni e variazioni sul tema sono state via via create?

Le serie TV giapponesi partono in vantaggio, ce ne sono di orribili e di meravigliose ma, quasi tutte, hanno un taglio completamente diverso, un ritmo al quale non sono abituato, i meccanismi principali che coinvolgono lo spettatore sono differenti. Completamente assente, giusto per fare un esempio, la necessità del lieto fine. La possibilità di guardare e un pochino conoscere una cultura completamente diversa trovo che sia interessante ma, dal punto di vista televisivo, è efficace perchè è quasi tutto nuovo. Purtroppo non riesco a capire tutte le battute, le sfumature e i doppi sensi. Non mi riferisco a problemi di lingua, le serie TV giapponesi si possono vedere ottimamente sottotitolate in inglese quindi non è quello il problema, mi riferisco all’impossibilità di capire le sfumature culturali. Se don Matteo fa una battuta su Capitan Findus capiamo tutti di cosa sta parlando no? Ecco, l’equivalente giapponese è duro da capire, non ci sono sottotitoli che tengano.

Il lato positivo è che, essendo nuovi, i meccanismi di una serie giapponese possono sorprendere. Avete presenta la scena di Psyco in cui lo psicopatico sposta la tenda della doccia con un coltello in mano? Ricordate la musica, il rumore di sottofondo, quei suono di violini? Quante volte avete visto quella scena ripetuta in una scena televisiva? Parliamo del ritmo di un telefilm che vi vuole spaventare, analizziamo la sequenza: è buio, manca la corrente o si spegne la luce, parte la musica da massima tensione, la protagonista tremante sa che sta dietro la porta c’è qualcosa di estremamente pericoloso, si avvicina lentamente, allunga la mano mentre la musica fa salire alle stelle la tensione… ovviamente dietro la porta c’è il gatto, la musica si ferma, la protagonista tira un lungo sospiro di sollievo, si gira e… solo a questo punto c’è il vero cattivone armato fino ai denti!!!

Questa sequenza l’abbiamo già vista tutti centinaia di volte. Una serie giapponese molto probabilmente ne userà una diversa, il pubblico del sol levante magari si sarà assuefatto ma io, ora, ci rimango stecchito!

La tipica serie giapponese dura da dieci a dodici episodi, viene trasmessa con cadenza settimanale. Ho scoperto che le serie più interessanti sono quelle destinate a essere programmate in tarda serata, quando i bambini sono a letto. In queste serie gli autori hanno meno ansia da share e timori da censura, sono più di sperimentare e proporre idee nuove e a volte vengono fuori capolavori…

La serie che proponiamo è (per ora) limitata alle 6 serie che mi sono piaciute di più, probabilmente in futuro verrà ampliata. Si tratta di serie TV che, per quel che so io, non sono mai state trasmesse in Italia e nemmeno esistono con doppiaggio in italiano, io le ho viste (un po’ fantozzianamente, lo ammetto) in lingua originale coi sottotitoli in inglese.

Trick_(TV_series)_cover1. Trick

Trick ha avuto uno straordinario successo, ci sono tre serie televisive (fatto decisamente insolito), tre film, un episodio speciale e addirittura uno spin-off, una serie dedicata al detective Yabe, uno dei personaggi più divertenti della serie.
Protagonista della serie è Naoko Yamada, una ragazza di 23 anni che crede di essere una grande illusionista e prestigiatrice mentre in realtà è una schiappa. Non riuscendo a tirare la fine del mese con le sue performance teatrali accetta le proposte di lavoro del professor Ueda che si fa aiutare da lei per smascherare finti fenomeni paranormali rivelando un inaspettato talento.

La serie ha un taglio ironico e divertente ma non mancano i momenti di tensione (se non addirittura di paura). Avvelenamenti e morti violente in genere sono frequentissime nella serie che non è certo adatta ai bambini.

Innumerevoli le gag del film, tutte ben riuscite anche per l’ottima chimica che c’è tra i personaggi. Tanto per citarne qualcuna, Ueda e Yamada si prendono reciprocamente in giro per lo scarso sex appeal, il professore sfotte l’aspirante prestigiatrice per il seno piccolo e lei risponde sottolineandone le sproporzioni; il detective Ueda indossa in tutti gli episodi un vistoso parrucchino di cui nega l’esistenza e continua a colpire (fisicamente) l’assistente di turno; in un episodio la portiera della scassatissima macchina di Ueda si rompe, da quel momento in poi il professore si vedrà spesso portare in spalla lo sportello, senza nemmeno prendere in considerazione l’idea di farlo riparare.

unubore deka2. Unubore Deka

Questa serie è andata in onda a tarda sera e si vede! Non ci sono contenuti particolarmente violenti nè tanto meno contenuti sessualmente espliciti ma credo che allo sceneggiatore sia stata data ampia libertà e questi abbia dato fondo alle sue scorte di LSD.
Devo premettere che a me questa serie è piaciuta moltissimo ma sono sicuro che a moltissimi potrebbe fare schifo. Dubito che possano esserci vie di mezzo.
Il protagonista della serie è un detective (Deka, in gergo giapponese corrisponde a qualcosa come “sbirro”, probabilmente meno spregiativo ma il concetto è quello), single,  sulla trentina, che si innamora a prima vista… praticamente di chiunque. La parola giapponese “unubore” indica proprio quello, una persona che si innamora facilmente e il nostro poliziotto è un campione olimpico in quest’arte.
Come se non bastasse le persone di cui si innamora sono sempre, immancabilmente, proprio le colpevoli del delitto su cui si troverà ad indagare, questo suo incredibile talento nell’innamorarsi dell’assassina di turno per lui è un vero dramma ma solo dal punto di vista sentimentale dato che per lui il problema etico di scegliere tra l’amore e il dovere di detective non si pone neppure. Alla fine di ogni episodio infatti propone alla colpevole, ormai smascherata, l’alternativa tra l’arresto e il matrimonio con lui facendole scegliere tra le manette e un contratto di matrimonio (in Giappone basta presentare in comune il contratto di matrimonio firmato per essere ufficialmente sposati) e sempre, inevitabilmente, la criminale preferisce la prigione al matrimonio con lui.

Anche in questa serie le gag sono numerose, sempre per fare qualche esempio il vero nome del detective non viene praticamente mai usato, perfino suo padre lo chiama col soprannome “unubore”; la sera al bar trova un gruppo di amici con cui dividere le sue pene d’amore e una fetta di torti tuttifrutti, anche loro hanno la caratteristica dell’innamoramento facile; imperdibili i discorsi del capo del nostro detective, incapace di scrivere decentemente alla lavagna e di reggere anche la minima goccia di alcool.

Se avete letto fino a qui probabilmente vi starete chiedendo dove sta l’LSD, dove ho trovato tutta questa originalità nella serie… bè decisamente non l’avete vista. Anche in questo caso faccio qualche esempio per spiegare cosa intendo. Ho parlato più su di ritmo, in questa serie l’autore sorprende sempre lo spettatore cambiando il ritmo ad ogni puntata. Dopo le prime tre ci si immagina ormai uno schema fisso e invece dalla quarta in poi viene tutto buttato all’aria con la colpevole che viene scoperta all’inizio, ad esempio; in tutti gli episodi, come briciole di pane, vengono lasciati cadere degli indizi che fanno capire che c’è qualcosa nell’ombra, un colpevole più colpevole di altri e all’ultimo episodio tutto diventa chiaro, non poteva che essere così, eppure rimarrete sorpresi (e non dico altro, guardatela); la scena in cui Unubore propone alla colpevole la scelta tra matrimonio o prigione ha una sua musica di sottofondo, dopo i primi episodi in cui lo spettatore ha preso familiarità con questa sequenza l’autore ci gioca e fa ballare il protagonista al ritmo di quella musica, gli fa indossare un vestito ancora più imbarazzante del solito oppure ancora coinvolge perfino suo padre nel balletto.

Questa serie è da non perdere, soprattutto se volete scoprire qualcosa di nuovo.

mybossmyhero3. My Boss, My Hero

Makio è un giovane yakuza dallo smisurato talento nelle risse ma dalla stupidità altrettanto grande. Delfino di un grande famiglia mafiosa e destinato quindi a diventare “boss dei boss” viene mandato dal padre a concludere un affare con la mafia locale mandando tutto a monte perchè non riesce a fare una semplice addizione. Per il padre la misura è colma, deciso a porre rimedio all’ignoranza del figlio lo manda al liceo dove dovrà riuscire a diplomarsi per non perdere la possibilità di diventare leader della famiglia.

Il 27enne Makio, potente yakuza, protagonista di innumerevoli risse e noto ovunque come “hurricane” deve quindi spacciarsi per un inoffensivo 17enne, piegandosi ai voleri del padre, senza far trapelare in alcun modo la sua identità e provando a imparare qualcosa. L’impresa sembra piuttosto ardua perchè la sua stupidità e la sua ignoranza sembrano essere a prova di qualsiasi istitutore ma a poco a poco Makio viene coinvolto dallo spirito scolastico, dalle nuove amicizie, dall’entusiasmo della sua insegnante e dalla sua travolgente passione per il Crem Caramel! Pian piano inizia a imparare, all’inizio sembra non accorgersi nemmeno della cosa ma finirà per apprezzare lo studio, la scuola e soprattutto i suoi compagni di classe.

Chi si aspetta il lieto fine è destinato, anche in questo caso, a rimanere deluso. La serie è piuttosto semplice e in certi punti gli sviluppi della trama sono anche un po’ prevedibili ma mai completamente scontati; l’episodio finale infatti porta a una conclusione sorprendente!

11 Nin mo Iru!4. 11 Nin mo Iru!

Una serie che potrebbe essere vista anche dai più piccoli… divertente, commovente fino alle lacrime, profonda e spensierata tutto in uno! I protagonisti della serie sono un padre, sua moglie e i loro otto figli. Se a qualcuno viene in mente la famiglia Bredford lasciatemi dire che le analogie sono piuttosto poche e limitate alla famiglia numerosa.

La coppia si è sposata di recente e solo dopo il matrimonio la giovane sposa viene a sapere che il novello sposo ha in dote sette figli avuti dal suo precedente matrimonio. Come se non bastasse lui è disoccupato e la famiglia è decisamente povera, il primogenito è l’unico che guadagna qualcosa facendo qualche lavoretto.
Anche lei ha un figlio piccolo, avuto da una precedente relazione e il suo inserimento in una famiglia tanto numerosa che abita in uno spazio tanto piccolo appare piuttosto complicato.
Anche gli altri figli hanno la loro personalità, i loro problemi. Chi sta attraversando la drammatica fase della pubertà, chi ha il complesso perchè crede di essere brutta, la casa sembra una bomba pronta a esplodere in qualsiasi momento eppure…

Eppure in realtà sono molti uniti tra di loro, litigano ma si vogliono bene e anche quando la famiglia perde anche la casa, anche quando devono dormire in macchina spostandosi continuamente in cerca di un rifugio temporaneo o di qualcosa da mangiare, anche in quei momenti sono felici.

Cosa c’entra il numero 11 e cosa c’è di diverso dai “Cesaroni” o altre serie simili?

L’undicesimo membro della famiglia è la prima moglie del nostro disoccupato protagonista o meglio, il suo fantasma. Uno spettro tutt’altro che spaventoso, che appare a qualcuno e che sembra diventare visibile solo in alcune situazioni. La chiave per capire il mistero legato alla visibilità del fantasma si scoprirà verso la fine della serie insieme ad alcune non indifferenti sorprese nella trama.

Great Techer Onizawa5. GTO Great Teacher Onizuka

La serie televisiva è tratta da un fumetto di grande successo (è stato tradotto e stampato anche in Italia) che ha dato vita anche ad un cartone animato e ad un film.

Il protagonista è il ventiduenne Eikichi Onizuka, ex teppista ed aspirante insegnante, laureato in una delle peggiori università del Giappone ed ha un sogno: diventare professore di liceo per poter corteggiare il maggior numero possibile di liceali.
Il suo incarico di prova è in un liceo malfamato e il vicepreside gli affida quella sembra essere la peggiore classe del paese del Sol Levante, tutti gli alunni “difficili” sono radunati in quella che sembra essere la sezione distaccata di un riformatorio, non a caso i predecessori di Onizuka si sono volatilizzati quando non sono stati malmenati fisicamente dagli studenti.

L’aspirante professore ha tanti difetti ma non gli mancano determinazione, coraggio e caparbietà uniti a una certa dose di fortuna che non guasta mai. Poco a poco con metodi decisamente poco ortodossi ma anche ad alcuni doti come insegnante riuscirà a conquistare la fiducia dei ragazzi che, dopo tempo, si affezioneranno a lui e cominceranno ad applicarsi allo studio facendone veramente un “Great Teacher”.

Nodame_Cantabile_1_cover6. Nodame cantabile

La figura qui accanto è la copertina del primo volume della serie a fumetti “nodame cantabile”, che ha avuto un grande successo non solo in Giappone ed è stata tradotta anche inglese e in italiano. Dalla serie a fumetti è stratta una serie di cartoni animati e la serie tv di cui stiamo per parlare.

Il manga originale è uno Josei, un fumetto destinato a un pubblico prevalentemente femminile, soprattutto in età adolescenziale, la Serie TV corrispondente è adatta anche ai bambini (direi consigliata ai bambini per alcuni spunti piuttosto istruttivi e per l’interesse per la musica che potrebbe far nascere).

Chiaki è uno studente 21enne del conservatorio di Tokyo. E’ bello, intelligente, colto, appartiene a una ricca famiglia che gli ha trasmesso la passione per la musica fin da bambino e ha uno smisurato talento musicale. E’ ammirato dai colleghi e dagli insegnanti, nessuno può dubitare di un suo brillante futuro eppure Chiaki ha un problema. Vittima di uno shock ha paura di volare, ha sviluppato una invincibile fobia per gli aerei e questo gli impedisce di recarsi in Europa per perfezionare i suoi studi e far decollare la sua carriera di musicista.

Megumi Noda (soprannominata Nodame) non potrebbe essere più diversa da lui neanche volendo, tanto lui è ordinato, preciso e perfetto in ogni cosa, tanto lei è disordinata, sciatta e trasandata. Un giorno Chiaki sente qualcuno suonare al pianoforte un brano di Beethoven in malo modo eppure in un certo senso bello. E’ così che conosce l’aspirante pianista Nodame, scopre che è anche la sua vicina di casa e che il suo modo di suonare ha qualcosa di magico, di unico e ne rimane affascinato proponendosi di aiutarla e di correggere le lacune del suo stile.

Pian piano tra i due nascerà un rapporto che andrà oltre la musica e i due diversissimi studenti impareranno a conoscersi e ad amarsi.

La serie è qualcosa di più di una sdolcinata, prevedibile e scontata storia d’amore, i personaggi secondari sono profondissimi, l’amore per la musica dell’autore è evidente e le emozioni che può suscitare vengono trasmesse allo spettatore. La durezza e l’altissima e selettiva competitività dell’ambiente non viene nascosto, non mancano le sconfitte, le delusioni, anche dolorose.