A history of violence

o A history of sex?

Il film è iniziato bene per continuare male. O, meglio, per uscire dai binari in cui si era incanalato sin dal titolo. Una storia di violenza. Viggo Mortensen è lontano dalla sua magistrale interpretazione del capolavoro letterario di Cormac McCarthy, La strada.

Qui, in A history of violence, non convince pienamente. E neanche il film convince. Ci si aspetta una vera storia di violenza. Ci si aspetta violenza ogni minuto o, quanto meno, una storia di violenza che porta a riflessioni e conseguenze.

Siamo in una tranquilla cittadina americana, dove ci si conosce tutti e dove tutti sono brave persone. Ed ecco arrivare dei veri delinquenti, che entrano in un bar e tentano di ammazzare una donna. Storia che funziona, nulla da dire.

Il nostro protagonista, uomo dabbene e tranquillo, riesce a sopraffare due criminali professionisti con un piccolo stratagemma. Le sue azioni convincono la polizia e i concittadini, ma non certo il pubblico.

Troppo poco tempo per poter salvare quella donna. Troppo studiate quelle azioni per poter essere attribuite a un uomo perbene, che non ha mai fatto del male a nessuno. Troppo precisi quei gesti e quei colpi sparati.

E questa è la prima di tre scene di violenza in A history of violence. Tinta di splatter, gratuito e mostruoso quanto basta per suggerire al pubblico che qui non si scherza, qui se ne vedranno di belle e crude. Qui c’è da tornare a casa sconvolti.

C’è poi una storia nella storia, il passato oscuro e nascosto del protagonista, che un poliziotto sovrappeso intuisce, ma non ha prove né indizi per incolpare e avviare indagini più dettagliate.

Quando tutto sembra tornare nella pace di prima, ecco altri criminali, questa volta tre. Ed ecco la seconda scena di violenza, ancora con lo splatter, la faccia maciullata da pugni ben assestati dal nostro eroe.

Infine la resa dei conti. E terza scena di violenza, ma che si limita a qualche sparo. Nel mezzo di tutta questa violenza, scene di sesso gratuito e non certo da prima serata in tv. Sorvolando sulla tv, le scene di sesso erano abbastanza esplicite, non lasciavano nulla all’immaginazione.

Completamente fuori luogo, senza alcun nesso logico nella storia, la visione della moglie del protagonista interamente nuda, appena esce dal bagno. Scena precedente: i due avvinghiati sulle scale, lei che se ne va irritata alla fine dell’amplesso. Subito dopo due-tre secondi per mostrare il corpo senza veli di lei.

Altro suggerimento per gli spettatori?

L’impressione generale è stata quella di un film che ha avuto bisogno del sesso e del nudo femminile per poter mantenere ben salda l’attenzione del pubblico, assieme allo splatter. Di fondo, una storia povera, non certo originale, che passa inosservata per lo scarso, o persino nullo, spessore che ha.

Riguardo a Ludus

Daniele Imperi si occupa di sviluppo di siti web e di scrittura per il web da oltre dieci anni. Gestisce una serie di blog personali sulla scrittura e la letteratura, scrivendo articoli, saggi e recensioni.

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