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Regista

Dino Risi

Dino RisiDino Risi (Milano, 23 dicembre 1916 – Roma, 7 giugno 2008) è stato un regista e sceneggiatore italiano, considerato uno dei massimi esponenti della commedia all’italiana, insieme a Mario Monicelli e Luigi Comencini.

Nasce secondogenito (dopo la sorella Mirella, 1916-1977) dal medico Arnaldo Risi (che aveva assistito Gian Pietro Lucini) e da Giulia Mazzocchi, figlia di Luigi Mazzocchi (1842-1925), garibaldino e importante ingegnere civile. Sua cugina è Elda Mazzocchi Scarzella (1904-2005), figlia di suo zio Cesare (1876-1945), noto architetto. Dopo di lui nasce il fratello Nelo (1920-2015). Nell’ottobre del 1929, dodicenne, perde il padre.

Dopo aver studiato al Regio Liceo Ginnasio Giovanni Berchet di Milano e conseguito la laurea in Medicina all’Università degli Studi di Milano, si rifiuta di diventare uno psichiatra, come avrebbe desiderato la madre, ed inizia la sua carriera cinematografica lavorando come aiuto regista per Mario Soldati e Alberto Lattuada. La sua prima opera è un cortometraggio girato nel 1946, Barboni, sulla disoccupazione a Milano. A questo ne fecero seguito altri, tra cui Buio in sala (1950), sempre girato in una Milano con ancora i segni e le macerie della guerra: storia di un viaggiatore di commercio impacciato e un po’ depresso che, entrato in un cinema dove si proiettava un film western, ne esce più forte e risoluto (Risi parlò del cinema come “maestro di vita”). Il corto, che era costato duecentomila lire, fu venduto a Carlo Ponti per due milioni e il fatto contribuì a rafforzare la vocazione creativa in Risi, che si trasferì a Roma. Il suo primo lavoro nella Capitale, memore della sua esperienza ospedaliera, fu la scrittura del soggetto del film Anna (1951) di Alberto Lattuada.

Nello stesso anno gira il suo primo lungometraggio, Vacanze col gangster, nel quale lanciò come attore cinematografico l’allora dodicenne Mario Girotti, il quale assunse in seguito il nome d’arte di Terence Hill.

Il successo arriva grazie a Pane, amore e… (1955), sequel dei fortunati Pane, amore e fantasia e Pane, amore e gelosia di Luigi Comencini, che raccontano le comiche imprese del maresciallo Carotenuto (interpretato da Vittorio De Sica in tutte e tre le pellicole – così come nell’ultimo Pane, amore e Andalusia, diretto però da Javier Setó). Tuttavia Risi si impone con Poveri ma belli (1956), commedia girata con costi limitati ma che riscosse grande consenso di pubblico, tanto da avere anche due seguiti: Belle ma povere (1957) e Poveri milionari (1959).

Segue nello stesso anno Il vedovo, cinica satira di costume con Alberto Sordi affiancato da Franca Valeri; dopodiché dirige Vittorio Gassman ne Il mattatore (1960), film che vede la definitiva affermazione dell’attore genovese in ruoli comici, dopo l’exploit dei Soliti ignoti di Monicelli uscito due anni prima.

Gli anni sessanta consacrano il cinema di Dino Risi, vari critici lo assimilano a Billy Wilder: offre infatti a Sordi un ruolo drammatico in Una vita difficile (1961) al fianco di Lea Massari, e rivoluziona la commedia privandola del lieto fine ne Il sorpasso (1962), la pellicola più indissolubilmente legata al suo nome, antesignana dei road-movie americani, storia di un cialtrone quarantenne (Vittorio Gassman) impegnato nella iniziazione alla vita di un timido e impacciato studente (Jean-Louis Trintignant), sullo sfondo dell’Italia del boom economico. Gassman è protagonista anche ne La marcia su Roma (1962) e ne I mostri (1963), entrambi con Ugo Tognazzi co-protagonista, e ne Il gaucho (1964), racconto al vetriolo della fallimentare trasferta argentina di un gruppo di scalcagnati cinematografari.

Risi offre un efficace bozzetto dell’Italia vacanziera ne L’ombrellone (1965), con Enrico Maria Salerno e Sandra Milo, per poi lavorare con Nino Manfredi e Totò in Operazione San Gennaro (1966) e nuovamente con Gassman ne Il tigre (1967) e Il profeta (1968).

Riesce a non far parlare Tognazzi per l’intero film Straziami, ma di baci saziami (1968), tutto giocato sugli stereotipi del facile romanticismo dei fotoromanzi e delle canzonette di Sanremo, e con la partecipazione della coppia Nino Manfredi-Pamela Tiffin.

Nel film a episodi Vedo nudo (1969, anno in cui a marzo perde la madre) affronta il tema della sessualità dopo il Sessantotto, con Manfredi interprete di sette personaggi diversi: sulla stessa falsariga seguiranno Sessomatto (1973), con Giancarlo Giannini e Laura Antonelli, e Sesso e volentieri (1982), con Johnny Dorelli, la Antonelli e Gloria Guida.

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